Massimo Negri

Come ella stessa afferma, vive con crescente insofferenza il momento del disegno e la vocazione al colore la coinvolge sempre più profondamente. Per questa via giunge a una sempre più precisa definizione di campiture, di pianificazione degli spazi verso una “scena” di sapore astratto che a volte basta in sé o che in altri casi le serve come supporto per l’inserimento di quelle maschere, o di quelle architetture, o di quegli oggetti che, sia pure trasfigurati, parlano all’osservatore il linguaggio solo apparentemente più agevole della figurazione.